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Una regione, Una terra, Una storia

cenni storico-sociali e geografici della Bassa Novarese

"...di tra un salice e l'altro, le ragazze sbucarono una ad una, procedendo poi in fila indiana verso lo spiazzo che antistava l'aia ed il portico. Con cappelli di paglia dalle grandi tese (...) venivano verso di noi svelte, disciolte, a piedi nudi...". Così scrive Carlo Emilio Gadda nel testo riportato quale introduzione al romanzo "In risaia" della Marchesa Colombi (M. Antonietta Torriani).

Questa terra non passa inosservata: Dante Graziosi scrive "La terra degli aironi" e Sebastiano Vassalli "La chimera", romanzo ambientato nel 1600 nella Bassa, di cui fa un ritratto dettagliato, citando il paesaggio, la gente della risaia, i camminanti utilizzando anche termini dialettali.

Questo mare a quadretti tra il Sesia e il Ticino che comprende, oltre al Basso Novarese, il Basso Vercellese e la Lomellina, è oggi ormai denominato "la pianura del riso", anche se guardando intorno si trovano filari di pioppi, salici, marcite, campi di mais, canali e fossi ricchi di pruni e biancospini.

Il riso è arrivato fino a noi nel sec. XVI con l'esercito di Carlo V la pianura del Po si è rivelata adatta alla sua coltivazione, perché ricca di fiumi e quindi d'acqua. Acqua che Leonardo riuscì a convogliare in una rete di canali, a cui si è aggiunto nell'ottocento il canale Cavour, contribuendo a rendere coltivabile e fertile questa zona, ai tempi solo ricca di boschi.

Nell'età longobarda i contadini iniziarono a vivere alle dipendenze di un padrone nelle cascine, costruzioni a pianta quadrata con una corte, dove si raccoglievano e si lavoravano i prodotti agricoli coltivati. Le cascine erano dotate di stalle, fienili, pollai, caseifici e forni, dove tutti portavano a cuocere pane e dolci. Hanno ospitato per anni le mondine che venivano dall'Emilia e dal Veneto nel periodo della coltivazione del riso. Sulla vita in risaia il regista De Santis ha girato nelle nostre terre il film "Riso amaro". Così Orazie al film, alle testimonianze di Gadda, della marchesa Colombi, di Graziosi e di Vassalli, la Bassa ed il riso entrano a far parte della nostra cultura. A questo proposito Idea Vita ha organizzato un dibattito dal titolo: "Il distretto del riso: un'occasione non solo economica", nell'intento di migliorare la qualità della vita attraverso il recupero dei valori e delle tradizioni.

La pianura del riso nasconde anche tesori d'arte che si possono ammirare nelle chiese e in altri edifici: opere degne di essere conosciute perché parte del nostro patrimonio culturale e della nostra storia.

Ipotizzando un salto nel passato nel territorio tra Sesia e Ticino, i primi insediamenti che si riscontrano sono di origine celtica in villaggi con terrazzamenti presso i fiumi Agogna e Terdoppio.

La zona è caratterizzata dal verde dei boschi e da animali selvatici, in particolare da branchi di maiali; in contrasto con il paesaggio che si presenta oggi ai nostri occhi, le terre coltivate erano quasi nulle e si viveva di caccia.

Le terre della bassa entrano nella storia con l'arrivo dei Romani nel 232 a.C. Il primo documento noto, dell'89 a.C., è la concessione del "diritto romano" a ventun città della Gallia Transpadana, ed è in base a questa legge probabilmente che si configurò Novara e il Novarese.

Dobbiamo aspettare i sec. VIII e IX e l'arrivo dei Franchi per vedere una prima sistemazione politica e amministrativa di questa zona, suddivisa in comitati, cioè in vaste terre controllate dai Conti nominati dall'Imperatore. Del periodo romano rimangono immutate le strade. A quest'epoca risale l'introduzione della Pieve da parte della Chiesa. L'unica testimonianza di ciò, nel nostro territorio, è l'antica Pieve di san Giovanni Battista (sec. XI) a Vespolate.

Nel X sec. iniziano le invasioni barbariche e la conseguente costruzione di villaggi fortificati e castelli.

I paesi della Bassa sono coinvolti nel XII sec. nelle lotte Novaresi tra Guelfi e Ghibellini. che terminano quando il Vescovo di Novara Giovanni Visconti raggiunge il potere nella città nel 1332.

Da questo momento Novara è legata alle turbolente vicende dello Stato di Milano, e solo con il governo degli Sforza il Novarese riacquista la pace. Di conseguenza nei centri abitati rifioriscono le attività agricole e artigianali.

Con l'arrivo dei Francesi e degli Spagnoli Novara e i suoi territori subiscono nuove guerre. e nel 1538 vengono trasformati nel Marchesato assegnato a Pier Luigi Farnese.

Tra il 1600 e il 1700 il decadimento della nobiltà terriera nel Novarese contribuisce a rinvigorire le classi mercantili, mentre la produzione del riso, diffusasi nel tardo quattrocento, permette di superare le crisi promuovendo la stabilità economica.

Questo secolo vede sia lo sfruttamento della produzione agricola da parte del governo spagnolo, sia l'intensificarsi dell'attiva edilizia civile e religiosa. personaggio importante di questo periodo e il Vescovo di Novara Carlo Bascapè, che cerca di riorganizzare l'amministrazione della Diocesi e contribuisce anche alle migliorie della Rocca di Vespolate, sede assegnata ai Vescovi dal XVI sec. Ora anche la campagna diventa sede delle abitazioni dei nobili, che trasformano e migliorano le antiche costruzioni già esistenti. Con la pace di Aquisgrana (1748), il Novarese passa ai Savoia, i quali lo riconquistano nel 1814, dopo la parentesi napoleonica. Pochi decenni dopo, nel 1849, la battaglia della Bicocca, persa contro gli Austriaci, causa l'abdicazione di Carlo Alberto.

Dopo l'unità d'Italia il comune vede rafforzata la propria autorità come ente, mentre i singoli territori perdono le loro caratteristiche tipiche a causa della conseguente uniformità dovuta all'unità.

Le campagne si spopolano con la prima guerra mondiale e nel periodo fascista le condizioni dei contadini non migliorano. A1 termine della seconda guerra mondiale l'agricoltura inizia il lento processo di meccanizzazione e le industrie affermano il loro predominio. Tutto questo unito alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa crea il benessere odierno, a scapito delle tradizioni e dei valori della civiltà contadina.

È importante a questo punto che ognuno di noi recuperi le tradizioni e i valori delle generazioni passate che hanno sacrificato la loro vita per noi, vita che noi adesso sentiamo il bisogno di raccontare.

testo di Rita Bazzani, Pierluigi Centenara, Cristiano Molinari

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