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Civiltà contadina: valori e memorie

I Edizione 1990

VESPOLATE

Il manifesto della mostra

I due alberi

Un paesaggio insolito, definito da coesistenze senza tempo. Una sorta di alchimia fra cose note e cose da immaginare.
L'immagine che viene proposta è il confronto fra una solida e rassicurante quercia, testimone di secolari avvicendamenti umani, ed un albero che appartiene al mondo dell'immaginifico del proponibile, del fantastico voluto.
Una piatta campagna fa da amalgama e da medesimo letto fecondo a queste due realtà differenti.
I due contadini che riposano esprimono il senso di garanzia di chi è già entrato nel divenire delle cose senza patirne particolari svantaggi.
È così che la storia succede a se stessa: passo a passo. Con chi traina i più lenti e con chi vuole sempre veder chiaro prima di muoversi.
L'uccello del paradiso è sempre lì, simbolo della bellezza del creato e simbolo di una bellezza che si ripropone.
Così è la speranza della gente che vorrebbe vedere, nel passato e nel futuro, tutto quello che di buono e salutare possa accompagnare il proprio cammino e quello dei propri figli.

Libero Greco

Con l'ideatore di questo progetto d'arte e di cultura, che è partito da Vespolate come baricentro contadino del basso novarese ma che si muove giustamente con pari dignità nelle comunità adiacenti, ho avuto sempre un rapporto di stima e di conflittualità.
Non specifico i motivi, appartengono al nostro vissuto, dico solo che forse abbiamo avuto ragione, alternativamente, tutte e due e oggi forse abbiamo ragione insieme.

Cos'altro poteva spingere Carlo Afferni a ricordarsi di un antico compagno e cosa poteva indurmi ad accettare e collaborare alla nascita di questo significativo premio di pittura?

Ecco è rimasta viva e vera la ragione ideale del nostro impegno civile intensamente legata alla conquista di quegli ambiti di libertà e di giustizia che sono il pane quotidiano del vivere secondo dignità e pari opportunità.

Quando di questa iniziativa dell'Associazione Idea-Vita di Vespolate parlai ad Ernesto Treccani dicendo che i promotori, Riccardo Dosdegani e Ferrini Piero, avrebbero avuto piacere che fosse lui a presiedere la giuria del premio, il maestro accolse l'invito e forse tanti ricordi si misero in moto. Una scelta felice e una adesione significativa.
Perché Ernesto Treccani conosce bene il mondo del lavoro industriale e contadino, quale uomo di cultura, ed è stato pure consigliere comunale eletto nel Comune di Melissa negli anni in cui i contadini rivendicavano le terre del latifondo incolto.

Anche con Alberto Fumagalli, uno specialista di storia delle tradizioni popolari e contadine, collaboratore di Ermanno Olmi e interprete di suoi film, l'accordo non si fece attendere. Così è stato pure per le qualificate adesioni degli alti membri della giuria.

Sorprendente la partecipazione, imbarazzante la scelta per l'assegnazione del primo premio sino a quando non è stata la volta del grande quadro-affresco di Vincenzo Gornati.
Da quel momento l'idea della galleria aveva già una parete forte, si poteva andare avanti, risolvendo gli aspetti pratici che essa comportava e che impegnava moralmente e non solo l'ente promotore.

Non posso non ricordare anche il contributo primario che è stato dato alla prima iniziativa del Gruppo Artistico F.A.R.A. Stabile di poesia di Bergamo, nonché da Sandra Nava segretaria del premio. E per quanto è stato fatto, con geniale ideazione e pratica realizzazione, da Libero Greco (anche lui in giuria) per la sala espositiva, ricca di richiami e sapori contadini.

Anche le scuole di Vespolate sono state presenti alla mostra con testimonianze di segni e disegni degli scolari e questo ha portato un altro punto all'arrivo della manifestazione.
II recital di poesia dello Stabile di Poesia di Bergamo e la proiezione dell'Albero degli zoccoli con il commento di Alberto Fumagalli hanno reso la mostra più completa e più partecipata nella comunità.

Questo è stato il primo atto di una iniziativa che continua anche con la rinnovata adesione di Enti, Istituti e persone che desiderano dare corpo, assecondando le riedizioni del premio, alla istituzione di una Galleria d'Arte Contemporanea della Civiltà Contadina, i cui valori e memorie affondano comunque nelle nostre espressioni di lingua, cultura e di vita.

Il poter rivisitare le opere nel luogo giusto, centro di impegno artistico, è un dono che si offre alla collettività, alle generazioni, alla storia della nostra cultura.

Pasquale Emanuele

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