Civiltà contadina: valori e memorie
VI Edizione 1995
BORGOLAVEZZARO

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La coscienza del corvo
Manifesto a tinte forti.
Manifesto notaio, e cronista di un'epoca difficile e problematica, dove si trova di tutto meno che la chiarezza.
Eppure alcuni riescono a vedere benissimo e sguazzano con insospettata disinvoltura nel bailamme di questo ultimo scorcio di secolo.
La cronaca più accreditata non risparmia nessuno, ma intanto, coccola tutti. In realtà non si sa chi sarà il nuovo padrone cui prodigare salamelecchi; quindi .... prudenza.
Si parla di querce, di ulivi, poli, cespugli e dei soliti riciclati nani, acrobati, saltimbanchi e ballerine.
Pare che il cambiamento tanto auspicato si riduca ancora una volta alla squallida logica gattopardesca del "Cambiare tutto per cambiare nulla".
Eppure le cose cambiano ed il panorama generale muta. Nuovi soggetti si affacciano sulla scena degli avvenimenti e così i più tenaci, i più resistenti la spuntano per diventare padrini delle nuove regole. Chissà quali? Ma soprattutto, proposte provenienti da chissà chi?
I manifesti di questi ultimi cinque anni hanno avuta l'opportunità di descrivere l'affanno crescente di un sistema politico ridono all'asfissia.
Forse hanno spesso trascurato il loro vero compito che era quello di attenersi, con scrupolo, alla "civiltà contadina", ma c'è un tempo per ogni cosa. Soprattutto c'è l'osservanza dei dati di principio, sui quali si fondano le convinzioni di difesa delle cose importanti.
E così eccoci a custodire e proteggere la quotidianità degli avvenimenti per dare rinnovato slancio alla civiltà contadina che potrà continuare a sopravvivere solo se nel frattempo verrà garantita la semplice civiltà.Libero Greco
Dopo quattro anni è giunto il momento di dare un arrivederci
a Tornaco, che ha ospitato per un lungo periodo le manifestazioni
di Idea-Vita.
Alla gente di Tornaco va tutta la nostra riconoscenza e affetto: con
loro abbiamo diviso fatica, preoccupazioni e momenti esaltanti.
Ora siamo ospiti di un altro Paese della Bassa, Borgolavezzaro. Qui comincerà una nuova collaborazione, una nuova avventura di cui questa è la prima esperienza.
Siamo ormai giunti alla 6° edizione; volgendoci vediamo il tempo trascorso e quello che abbiamo proposto, il primo anno a Vespolate ed i successivi quattro a Tornaco sino a giungere oggi a Borgolavezzaro: un lungo cammino, sempre però tracciato, all'interno di un unico ed univoco ideale che coraggiosamente, virata dopo virata, errore dopo errore, successo dopo successo ci ha permesso il mantenimento di quegli intenti originari, che ci eravamo sempre preposti.
Anzi con un po' di presunzione, si può affermare, che proprio questo continuo peregrinare da un luogo all'altro della Bassa Novarese, stimoli il sorgere ed il coagularsi di sempre nuove forze alla riscoperta di quelle "origini contadine" e di certi valori che sino ad ora erano solo identificati nella "cultura contadina".
Infine, mi sembra importante, sottolineare l'impegno con cui abbiamo cercato di svolgere il tema della "Pieve" visto sotto molteplici punti di vista: pieve come centro della religiosità espressa anche con i canti dei fedeli, pieve come centro culturale, pieve come centro di potere politico e di controllo dello sviluppo del territorio circostante, pieve come esempio di nuova strutturazione architettonica sempre in evoluzione con i tempi.
Tutto ciò, perché nell'antica società contadina, il processo culturale si era andato sviluppando nel corso di migliaia di anni e l'uomo aveva dato un senso alla vita identificando una serie di valori, tra i quali il lavoro assumeva una importanza determinante; la fatica come strumento di espiazione di una colpa primigenia, conferiva quindi al lavoro dei campi anche un significato religioso di redenzione.
Negli ultimi cinquant'anni si è passati dall'era contadina a quella postindustriale e tutto ciò ha sradicato l'uomo dalle sue origini, producendo un uomo domatore della natura senza ben valutare le conseguenze di tutto questo.
Occorre quindi ricuperare un collettivo senso di responsabilità verso l'ambiente che ci circonda e proporlo come nuovo principio morale; e forse, tutto ciò, ci riporta ad un passato già vissuto.
Riccardo Dosdegani
