Civiltà contadina: valori e memorie
XII Edizione 2001
"PREGHIERA ALLA TERRA"
A cura di Lorella Giudici
VESPOLATE - NOVARA - CASTELLANZA (VA)
PREGHIERA ALLA TERRA
Miroslava Hàjek
Viviamo in un periodo in cui gli avvenimenti storici con il loro vorticoso dinamismo e la loro apparentemente imprevedibile evoluzione destabilizzano la nostra sicurezza. Veloci cambiamenti sradicano tutte le certezze che abbiamo acquisito in decenni di benessere economico, durante i quali era così comodo ignorare le varie divisioni del mondo, storditi dalla corsa dietro ai consumi, presi dall'auto affermazione, completamente immersi solo nel presente. Abbiamo sopravvalutato le scoperte raggiunte dal progresso scientifico e tecnologico, i cui risultati, senza una gestione responsabile basata su una profonda conoscenza della storia ed innanzitutto su un bagaglio culturale, che dalla storia riesca individuare i valori universali per l'uomo, possono rivelarsi fatali.
Il mondo è diventato più piccolo e sembra che i popoli si siano messi di nuovo in cammino come più di mille anni fa. Quella, che rischia di farne le spese è di nuovo la terra. Non solo per il comportamento poco rispettoso dell'umanità di passaggio, che può essere anche un solo turista, per i trattamenti chimici applicati in agricoltura senza una cultura scientifica, ma, e questa è la cosa più grave, per il disprezzo con il quale viene gestito tutto il patrimonio storico, architettonico, culturale, estetico, di saggezza popolare e di senso di continuità della vita, che è insito nella tradizione agricola. Sembrava, che l'ingresso di tecnologia e ricerca scientifica potessero del tutto sovvertire e rivoluzionare il mondo dell'agricoltura considerato sonnecchiante e arretrato. Ma ecco: gli animali e la terra si sono ammalati e forse ci conviene riconsiderare la sapienza di una volta.
In questa riflessione può essere di aiuto ampliare lo spettro dei propri interessi e tornare a riprendersi anche dei valori estetici, legati comunque alla tradizione contadina, ma necessariamente rivisitati in una chiave moderna.
Con questa iniziativa, forse la prima del genere, l'associazione Idea Vita mette in contatto due mondi, che possono avere dei punti in comune. Otto artisti contemporanei intervengono in una moderna azienda agricola funzionante all'interno degli edifici antichi ristrutturati.
Per la prima volta la mostra ospita anche artisti stranieri. Due, l'artista coreano Seonghi Bahk e l'egiziano Medhat Shafik vivono già da tempo in Italia ed in qualche modo hanno avuto modo di ambientarsi ed inserirsi. L'artista ceco Ales Hnízdil è invece appositamente arrivato da Praga per intervenire in un ambiente a lui relativamente sconosciuto.
Mi ha rivolto molte domande sulla gestione e sul funzionamento di un'azienda agricola attuale e nel passato. Particolarmente lo ha anche interessato la coltivazione del riso e la sua specificità legata al problema dell'allagamento dei campi e la relativa complessa rete dei canali di irrigazione. Nelle sue conclusioni è comunque arrivato alla convinzione che le differenze tra la realtà agricola italiana e quella del centro Europa, sono date principalmente dalle condizioni climatiche diverse, ma che la filosofia e le tradizioni contadine sono molto simili. Il suo pensiero induce a domandarci da che cosa dipende la vita quotidiana di tutta l'umanità e possiamo mettere a fuoco la necessità di cominciare a sentire la nostra responsabilità verso la terra in un mondo globale, senza le divisioni e privilegi nazionali.
L'intervento artistico in una cascina della Bassa Novarese di questi tre artisti provenienti da luoghi così distanti, può simboleggiare la volontà di acquisire una coscienza comune espressa in un linguaggio visivo universale.
Quello che rende ancora più interessante questo avvenimento è il fatto di dare la possibilità ad otto artisti di creare le loro installazioni e di comporle all'interno della cascina, e che tutto si sia svolto in uno dei periodi di massima operatività dell'azienda, impegnata nella raccolta del riso.
L'attrattiva delle opere artistiche dialogava con la bellezza antica delle balle di paglia, delle cataste di legna, del manufatto della vecchia stalla. Anche le forme dei moderni macchinari si potevano osservare con un'ottica diversa a confronto con alcuni lavori tesi a caricare di valori estetici materiali nuovi, come acciaio o materie plastiche, che sono simboli di abbruttimento e di devastazione dell'ambiente per eccellenza.
L'installazione della Inferrera riesce, utilizzando un intreccio di ondulazioni di fili di plastica resi traslucidi dalla luce elettrica assorbita, a rendere idea di un campo di germinazione ideale.
Altri valori, strettamente legati alla cultura contadina, che l'arte ci aiuta a recepire, sono la coscienza e la gestione del tempo.
L'agricoltura è sempre stata condizionata dal tempo. La semina è strettamente legata alla speranza ed alla pazienza di aspettare. A nutrimento del bestiame non accetta deroghe, il tempo e la vita nella cascina sono ritmati da un continuo susseguirsi di morte e rinascite. Lo stretto rapporto con il pulsante flusso dell'esistenza faceva nascere nella gente già in tempi antichi il sospetto o il desiderio di un qualche ordine superiore che si voleva ingraziare con sacrifici e rituali. Sono questi i pensieri che possono essere rievocati dall'intervento su di un sostegno della stalla di Attilio Tono. Il pilastro di mattoni di terracotta è immerso in parte in una polvere di sangue di bue secca, che diventando concime, fa germogliare le gocce-lacrime ripiene di semi di erba, che lo circondano cadendo dal tetto.
Le otri come imbalsamate di Chiara Castagna potrebbero essere lette vuoi come un malinconico ammonimento contro la manipolazione genetica, vuoi come un'espressione di un desiderio di eternità dell'effimero.
Fermare la morte, fermare lo scorrere del tempo, il desiderio egoisticamente umano, può provocare la fine di tutto. Nella natura la morte di uno significa la vita dell'altro ed è questa consequenzialità che ci garantisce la continuità dell'esistenza Paradossalmente è la tecnologia che ferma l'attimo, o il ricordo dell'attimo, e questa volta senza provocare dei grossi danni, cosa evidenziata dal lavoro fotografico di Gabriele Jardini, che interviene nella natura fissando sulla pellicola le emozioni dei suoi interventi estetici.
Il titolo della mostra lo incontriamo esplicitamente nel lavoro di Patrizia Guerresi, una serie di tappetini da preghiera eseguiti in terracotta bianca e rossa composti in un ordine geometrico dove sono impressi simboli della spiritualità umana assieme alle stampe dei piedi immersi nell'umile "preghiera alla terra".
