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Civiltà contadina: valori e memorie

XII Edizione 2001

"PREGHIERA ALLA TERRA"

A cura di Lorella Giudici

VESPOLATE - NOVARA - CASTELLANZA (VA)

IMPRESSIONI

Piero Ferrini
Associazione Ideavita

Interminabile il pensiero che ci lega alle installazioni nella cascina Rapio.
Una cascina apre i battenti, portoni in legno o in ferro, sinonimi degli antichi portali del tempo.

L'ancestrale passaggio tra la vita e la morte e tra questi il nostro vivere quotidiano che cerca la strada, tra l'istinto primitivo, della sopravvivenza e la spiritualità più pura. Elementi che ci legano indissolubilmente alla natura, in una preghiera che giunge a noi, a tratti lunga e soave nenia, oppure l'urlo del dolore mentre, questo lungo viaggio nell'universo ci rende incredibilmente piccoli, microscopici, dinnanzi alla grandezza del pensiero.

Terra e la sua naturale e proverbiale provvidenza. Terra offesa, scavata, avvelenata, adorata, curata. Un ciclico ripetersi di mani scarne, nerborute, che domani saranno polvere nella polvere... polvere di terra.

Una cascina simbolo di forza, vita, passione, un piccolo capolavoro dell'uomo dedito alla regola del lavoro duro: tutto si svolge nello scandire del tempo, dei suoi ritmi, dei cicli dettati dalla natura. Come un orologio, tutto gira nella quasi perfezione, in uno scambio continuo di energie tra elementi combinati. Tutto può sembrare un disordine che poi diviene ordine, come magia pura di quell'essenza che guida la nostra fantasia.

Interessante e meraviglioso, quindi, l'accostamento di questo naturale ambiente a degli artisti di arte contemporanea, dove tutti gli elementi usati nelle loro installazioni si legano, anzi si fondono, nel significativo amplesso, ricercato e voluto dagli artisti, fortemente ispirati dalla forza magnetica che fuoriesce da ogni anfratto del luogo. Materialità e spiritualità, carnalità tribale e preghiera, nel ricercare l'antico comune denominatore che lega ogni nostra azione e pensiero alla Dea terra, alla vita e alla morte vista come la naturale appartenenza allo scadere dei cicli e della natura.

Seonghi Bahk, si impone come un fulmine a ciel sereno: entra spaziando, arioso con i suoi fili di nylon e carbon fossile: giochi di marionette appese, l'inutilità delle nostre effimere ed egoistiche pretese, geometriche ombre sul dorato e caldo riso, un flusso e riflusso di scambio, aeree energie che penetrano e possiedono il caldo grembo.

Chiara Castagna è un frammisto di elementi, portatori di vaghi pensieri: di fame, dolore, nutrimento scarno, otri simili a mammelle e penduli capezzoli. Siamo portati a pensare che forse abbiamo esagerato nel penetrare il grembo, che ora produce reazioni violente.
Ma l'uomo continuerà insensibile ai richiami, sperimentando nuove vie, giocando sornione ai dadi con il DNA, verso quella luce che ci renderà nell'ambizioso orgoglio simili a Dio... che dà la vita...

Patrizia Guerresi, un silenzio magico, avvolgente, piedi nella terra, piedi nell'acqua, per noi sacrario di quelle lavoranti curve nel canto, come preghiera alata, muta testimonianza di un tempo...

Ales Hnìzdil, l'acciaio lavorato, forgiato e piegato alla volontà dell'uomo, del suo pensiero forte e concreto.
Aste tese e acuminate, destinate a fremere come fuscelli, da forze ed energie assorbite e voracemente succhiate alla terra e scaraventate con rabbia nel cosmo, come Mercurio affidato messaggero di Zeus...

Attilio Tono, carnalità e vita nello scontro perenne, una colonna come simbolo di forza, che gronda lava vulcanica che fuoriesce dal ventre offeso, di contro un'immagine capovolta e un greve odore di morte, d' imperanti torri colpite da eventi recenti a noi vicini, forza e debolezza di valori assopiti, il passaggio nell'ancestrale portale verso la luce di una nuova vita...

Medhat Shafik, in un mondo ingolfato da invitanti agenzie turistiche, lui ci regala un fantastico viaggio, le sue coloratissime balle di juta evocano Simbad il marinaio, mari schiumosi, ondulanti cammelli e tempestose dune. Un sogno verso terre lontane, dove s'ergono imperanti le monumentali piramidi, tombe sacrali di una civiltà che dalla terra limosa del Nilo colse la vita. Un viaggio da mille e una notte, come la corsa affannosa dell'uomo che soffre lungo il cammino della sua redenzione...

Gabriele Jardini, il segno indelebile della mano dell'uomo che vuole toccare, curiosare, capire, l'obiettivo che ferma immagini naturali e poi le plasma, le segna nei sapori d'antichi rituali. Lo Sciamano con la macchina fotografica, come volersi contrapporre a ciò che è già stato deciso, da chi lo fa come mestiere da che mondo e mondo. La natura che si afferma attraverso regole spietate e precise. Jardini ci prova e quindi si inserisce con molta delicatezza e decisione, giocando come un istrione, nell'indicarci che si può fare. Un tocco qua e uno là, ed ecco che la natura si rivela accomodante e capricciosa, come un rincorrersi di gnomi nella foresta. l'ordine e il disordine, linfa vitale che crea energia....

Pina Inferrera, animo generoso che si inserisce con le sue ragnatele d'angoscianti ricicli, dei materiali stessi che plasma, dandogli ragion d'esser, luce, vita, germinazione... Fame di bambini dai ventri gonfi, come buchi neri e vacuo sguardo, che appaiono come sfolgoranti comete nei manifesti Benetton... scompigliando dormienti coscienze e il nostro quotidiano... Un ramificato e intenso fermento, si coglie lungo questi bianchi tappeti, come vie lattee dense del pulviscolo di vita lungo gli infiniti universi...

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