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Civiltà contadina: valori e memorie

XIII Edizione 2002

"PREGHIERA AL SOLE"

A cura di Miroslava Hàjek

VESPOLATE - NOVARA - LOSONE (Svizzera) - BRENO (BS)

PREGHIERA AL SOLE

Miroslava Hàjek

L'attuale manifestazione vuole continuare a rappresentare un punto d'incontro di due intense riflessioni, una proiettata verso il futuro, l'altra tesa a recuperare dal passato, il ricordo d'esperienze e lezioni già vissute, che possono aiutarci ad affrontare il presente con una maggiore consapevolezza.

Dopo l'edizione dell'anno scorso, si è ulteriormente rafforzata nell'associazione "Idea Vita" la determinazione per cercare di costruire nuovi canali di comunicazione culturale, accostando i lavori degli artisti italiani, con quelli d'altri paesi. Otto artisti invitati, sono venuti a creare le loro opere direttamente sul posto, vivendo e lavorando tutti insieme, in una casa colonica a Vespolate recentemente ristrutturata per accogliere i bambini sfortunati, dove dal settembre 2002 è iniziata l'esposizione, che sarà presentata in ottobre, nella sala dell'Arengo del Broletto di Novara, a novembre nel centro culturale "La Fabbrica" di Losone in Svizzera e nella primavera 2003 nella chiesa di S. Antonio di Breno, in provincia di Brescia.

In tutte le istallazioni realizzate per Vespolate è possibile scorgere un filo comune dato dal tema della mostra, concepita come omaggio al sole. Ma è percepibile anche l'aspetto ludico e gioioso, che in qualche modo attraversa l'insieme dei lavori ed è principalmente quello che vuole stabilire il contatto di complicità tra le persone completamente digiune delle problematiche dell'arte contemporanea e i lavori degli artisti partecipanti.

Nel processo della selezione degli artisti si sono valutati diversi aspetti, anzitutto ci si è proposti di coinvolgere personaggi di diversi paesi, che non solo producono opere di alto livello, ma che hanno dietro le spalle anche un'attività ed supporto culturale, che possa significare un punto di riferimento utile, per poter continuare a mantenere il contatto stabilito.

In secondo luogo, oltre a confrontare differenti approcci nel trattare il tema della mostra, studiare i vari linguaggi visivi, ponderando i punti in comune e la comunicazione che si è stabilita spontaneamente, non solo tra le opere realizzate, ma anche tra gli artisti, il luogo e gli spettatori, si aveva l'intenzione di effettuare un raffronto generazionale. Anche se il lavoro di Olaf Hanel, Franco Mazzucchelli eVladimir Skoda possiamo ormai considerarlo storico, è comunque evidente, che l'attualità e la freschezza delle loro istallazioni hanno coinvolto bambini e adulti in un atto di appropriazione quasi carnale.

È stato interessante osservare, come si sono creati all'interno dell'esposizione dei rapporti di affinità, di coincidenze di vedute, anche se con diversità interpretative. Si sono istaurati dei veri e propri dialoghi tra le opere esposte. Questo nella fase progettuale potevo soltanto supporre e ipotizzare, constatarlo e verificarlo ho potuto soltanto a mostra avvenuta.

Nell'ampio cortile della Cascina Airone lo spettatore era accolto dalle grandi sculture di Olaf Hanel e Franco Mazzucchelli, tutte due le opere hanno utilizzato il simbolo del disco solare, il cerchio o sfera, tutte due piene d'aria o meglio d'atmosfera.

Mazzucchelli ha presentato due grandi sfere di PVC rigonfiate d'aria, una appesa alle travi del porticato, l'altra, delimitata da un gonfio emiciclo, si muoveva sospinta dal vento o dalle braccia di estasiati visitatori.

Anche l'opera di Hanel, artista venuto da Praga è in qualche modo riempita d'aria. Rappresenta un carro solare, eseguito, ritagliato e piegato, da una rete metallica industriale a trama quadrata. Hanel, riprendendo il simbolo del cerchio, elaborato in contrasto strutturale con la maglia quadrata è riuscito a fabbricare una grande costruzione, leggera e trasparente, che luccica nel sole e con i suoi scanzonati richiami alla mitologia, invita a viaggiare verso la fantasia.

Non essendo gli spazi stabiliti per la prima esposizione progettati per accogliere le opere d'arte, ma per dare una casa ai bambini, abbiamo pensato di continuare la mostra all'interno, in una sequenza di stanze, come se fossero camere di giochi misteriosi, tutte da scoprire.

Entrando nella stanza più grande, che servirà come palestra, si rimane incantati dalla luminosa apparizione di un immagine del sole,che sembra nascere dalla crisalide del groviglio di plastica giallorosa traslucida sospesa dal soffitto, dell'istallazione di Pina Inferrera. L'opera illuminata dall'interno attua sulle pareti circostanti disegni di luci e ombre come protendersi di raggi solari.

Nella camera destinata a Silvia Levenson scopriamo un vestito da bambina vuoto, una crinolina intrecciata di filo spinato è sormontata da un busto - corpetto in gesso. II suo lavoro, poeticamente melanconico esprime un'ineluttabile costrizione in un destino, che non è possibile scegliere.

I lavori di Jan Joyce e Albano Morandi sono accomunati dallo sforzo di rinnovare e rivalutare la pittura.Tutti e due procedono donando all'opera valori plastici e di profondità, costruendo degli ambienti di pittura, dove lo spettatore entra e ne diviene una parte integrante. Se Joyce ricrea gli effetti della natura utilizzando i mezzi di moderna tecnologia, Morandi si addentra nella memoria visiva e tattile di strumenti d'uso quotidiano di una volta, che ripropone in una mutazione cromatica di superficie trattata con colori affogati nella cera. Nella camera destinata alla sua istallazione, unica illuminata dalla luce diurna, incontriamo un vecchio fasciatoio, un materasso del lettino, e altri oggetti vagamente riconoscibili sotto la nuova funzione, quella del supporto per la pittura.

Nella stanza di Jan Joyce, sembra di percepire lo spirito del suo paese, l'Irlanda. Si capisce, che vuole ricostruire l'emozione di un paesaggio in una continua metamorfosi di luce, movimento e colore proiettando attraverso una tela di garza dipinta, colori, mediati dall'intervento del videoproiettore. Completano l'installazione rottami di ferro arrugginito, uno per terra contenente l'acqua, dove si rispecchia l'insieme, l'altro appeso al soffitto in continuo spostamento provocato dalla corrente d'aria mossa da un ventilatore elettrico.

L'utilizzo della tecnologia in una collocazione poetica di Joyce, ci porta verso le istallazioni di David Mannstein e Vladimir Skoda.

L'ambiente di Mannstein, artista tedesco, è diviso in due parti: all'esterno è collocata una cellula solare, che è possibile spostare per poter captare al meglio la potenza del sole. Con un cavo l'energia viene trasferita all'interno, in una stanza completamente buia e condotta in un apparecchio, che lancia un lampo di luce il quale fissa sul grande quadro bianco, trattato con una sostanza fotosensibile, le ombre delle persone presenti.

Lo spettatore si può staccare dalla sua ombra, che rimane per un breve tempo impressa sulla tela e dopo lentamente svanisce, lasciando una tenue fosforescente luminosità, finché non arriva un nuovo lampo di luce solare, con il quale potrà imprimere sul quadro sempre nuovi disegni di ombre. Attiva anche una profonda meditazione il fatto, che senza la luce solare, la camera appare completamente scura, i giochi sono finiti, la creatività non si può più esprimere.

Vladimir Skoda ha presentato la sua istallazione chiamata "Badria" Una sfera d'acciaio lucidato a specchio nella quale si riflette tutto l'ambiente, oscilla appesa al soffitto in un movimento provocato da una spinta dello spettatore e continua spontaneamente per un lungo lasso del tempo, dato dalla forza d'inerzia del pendolo. Da dietro, un faro proietta un disco luminoso sulla parete davanti, che viene con la scadenza ritmica oscurato dal pendolo rievocando l'idea di un'eclisse solare. Quando la sfera si ferma, oscura del tutto il disco luminoso, lasciando sulla parete soltanto un lucente aureola tonda che può significare il simbolo e ricordo di una illuminazione vitale.

Con questa immagine in mente possiamo rivedere e riconsiderare di nuovo le opere di otto artisti, che sono venuti ad esprimere, ciascuno a modo suo, un omaggio al sole.

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