Civiltà contadina: valori e memorie
XIII Edizione 2002
"PREGHIERA AL SOLE"
A cura di Miroslava Hàjek
VESPOLATE - NOVARA - LOSONE (Svizzera) - BRENO (BS)
RAPPORTO DI MUTUA PROTEZIONE, UOMO E NATURA
Marco Tagliafierro
I giardini di sabbia Zen, le Ikebane, i parchi all'italiana e all'inglese, sono grandi testimonianze di una sensibilità estetica che si alimenta del confronto con la natura, uno spirito mai sopito che ancora oggi fruttifica meravigliosamente nella ricerca di un dialogo con l'ambiente. Questa, a mio avviso, la chiave di lettura principale del progetto "Preghiera al sole", nonché il concetto guida nella scelta degli artisti partecipanti.
Sculture elementari per forma e colori, nel caso di Mazzucchelli, che puntano alle grandi dimensioni per coinvolgere e sconvolgere la natura circostante insieme a quell'intervento antico dell'uomo, l'architettura del passato, che ormai dell'ambiente è parte integrante; sintesi tra architettura e natura nella ritrovata consapevolezza dei legami culturali con il passato, una presa di coscienza che, appunto, non si manifesta solo nel rispetto e studio di flora e fauna ma si estende alla considerazione di quelle profonde interazioni tra uomo e natura rappresentate appunto da affreschi, architetture, decorazioni, fontane aiuole e giardini.
David Mannstein lavora proprio sulle stratificazioni che la storia comporta nella caratterizzazione dell'ambiente, fa affiorare memorie del passato dai luoghi più freddi della neutralità contemporanea, mentre Silvia Levenson riporta alla luce un sapere femminile, quasi perduto, piccole magie che creano un ponte con i riti ancestrali della civiltà contadina, pratiche alchemiche che Olaf Hanel analizza insieme alla ricerca di protezione dagli avvenimenti naturali. Inserirsi nel flusso di energia dell'ambiente sembra importare anche a Vladimir Skoda, il mistero dei processi di evaporazione, raffreddamento, germinazione dei diversi elementi che così intensamente interessò le genti impegnate a lavorare la terra, costituisce uno dei motivi della sua indagine come di quella intrapresa da Jan Joyce. Pina Inferrera lavora, invece, per focalizzare l'energia vitale femminile sulle qualità creative e non distruttive dell'umanità, questo la porta a convertire le scorie della civiltà industriale in un inno alla vita; Albano Morandi puntualizza l'emergenza riconversione, trasformazione, spingendosi a considerare non solo l'inquinamento materiale ma anche quello semiologico del contemporaneo fino a operare su di esso una rigenerazione semantica.
