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Civiltà contadina: valori e memorie

XIV Edizione 2003

"AQUA VITA ET MORS"

A cura di Maria Campitelli

VESPOLATE - NOVARA - TORINO - LONDRA

AQUA VITA ET MORS

Maria Campitelli

La XIV edizione della mostra "Civiltà contadina - valori e memorie" verte sull'acqua, seguendo l'andamento delle ultime edizioni attestate sugli elementi naturali, dopo la "preghiera alla terra" e "la preghiera al sole", L'acqua è la risorsa primaria della Bassa Novarese, terra d'acqua per eccellenza, che con le innumerevoli risaie ne configura anche l'aspetto paesistico, mutevole di varie bellezze nell'arco delle stagioni. L'acqua fonte di vita è dunque l'argomento stimolatore delle risposte formulate dagli artisti invitati a questo meeting, dove l'espressività contemporanea si sovrappone ed incrocia alla storia e alle tradizioni, di cui questa regione è intrisa.

E' singolare ed encomiabile che per celebrare una civiltà legata alle risorse della terra ci si rivolga all'arte contemporanea, territorio di solito non molto frequentato. Merito dell'Associazione IDEA VITA di Vespolate che ha capito l'importanza di proporre il contemporaneo alla riflessione del pubblico, per accostasi ad un mondo, quello dell'arte come oggi è concepita e praticata, che può aprire infiniti modi "altri" di lettura dell'esistente. Perché l'arte sempre, ed oggi più che mai, con rinnovati sistemi linguistici, porte dal reale, da ciò che ci circonda, per approdare, con metafore, rinvii, allusioni o rappresentazioni, a particolari interpretazioni di ciò che è o appare.

Questo tema fondante dell'acqua, che genera la vita è stato inteso in modo globale, uscendo dalle risaie del Novarese, attualizzandolo ai fenomeni che scuotono oggi il pianeta, nel dissesto dell'eco-sistema, dove l'eccesso da un lato con le esondazioni, e l'assenza dall'altro, con la siccità, anziché vita, provocano distruzioni e morte. Da qui l'ambivalenza del titolo, che è stato variamente interpretato dagli artisti. Nell'anno internazionale consacrato all'acqua, più che alla sua esaltazione profusa nei secoli da poeti e scrittori - a cominciare dal santo poeta Francesco - il pensiero corre al bisogno primario ed ineludibile che essa rappresenta in un mondo dagli equilibri alterati. Bisogno, energia, valore economico, nuovo investimento, per un riassetto ed un controllo dei consumi, in un momento in cui problemi come quello della siccità non riguarda più soltanto i paesi desertici, ma la stessa Europa!

L'acqua, al di là della bellezza, dell'idillio, del potere vitale, e del sostentamento che, come nel caso delle risaie della Bassa Novarese, si fa risorsa fondante e ricchezza, diviene elemento determinante per le sorti della popolazione planetaria. Bene da gestire dalle multinazionali come il petrolio, risorsa che investe il potere e le trame politiche...

Gli artisti hanno sentito in vario modo queste realtà, indugiando sia sull'aspetto fantastico e visionario, sia sul nodo centrale di vita e morte riflesso nel titolo, sia sulle allarmanti discrepanze che l'acqua evidenzia nel mondo, determinando opposte condizioni di vita, spesso vicine alla morte.

Dei nove artisti qui riuniti, molti avevano già intrapreso un percorso nel solco del mondo naturale, e in particolare in quello dell'acqua, qualcuno lo ha invece affrontato in quest'occasione, con una nuova ricerca, mantenendo tuttavia vive le peculiarità dei propri codici espressivi, e le motivazioni precedentemente perseguite.

Johannes Deutsch, di Vienna, da anni compie un'indagine sul reale, in perenne mutazione, sfruttando le potenzialità del computer. Le sue immagini analogico/digitali si possono considerare una sorta di pittura tecnologica. II punto di partenza è ciò che ci circonda, e la tematica più indagata è il ritratto, quello del figlio Italo in particolare. La sovrapposizione di altre immagini, le sfocature, le distorsioni anamorfiche introdotte, alterano l'immagine primaria, dando un senso di mobilità, di molteplice frammentismo. E nello steso tempo si configurano come un rimando alla complessa compresenza delle cose, alla simultaneità delle percezioni, alla capacità d'associazione del pensiero, che relaziona all'istante situazioni diverse. Per AQUA VITA ET MORS Deutsch ha composto una trilogia di fotografie, seguendo questa metodologia della complessità cinetica, dedicandole all'Italia. II fulcro è ancora una volta il figlio Italo, rapportato all'acqua di una fonte, di un pozzo, all'apparizione di mascheroni, simbolo di morte, all'idea di allagamento che inghiotte ogni cosa. La sua è un'interpretazione astratto-metafisica.

Diverso il discorso di Fabiola Faidiga di Trieste, che vuole spingere il pubblico ad una riflessione sulla paurosa disparità esistente tra mondo ricco (solo il 20% dell'intera popolazione mondiale) che può disporre a suo piacimento delle risorse terrestri e un mondo di poveri (l'80% della popolazione globale dove molto spesso le condizioni sono sotto il limite della sopravvivenza) che vivono nel bisogno dei beni primari, in primo luogo l'acqua, che non sono in grado di utilizzare nemmeno per la permanenza in vita. Le sei foto in b/n prodotto dall'artista, intitolate "Gli immortali", illustrano momenti alle "terme" dove i frequentatori, per lo più avanti negli anni, godendo dell'acqua che risana, aspirano ad una sorta di immortalità. A queste immagini si contrappongono le voci di un CDRom che in disparati quanto irraggiungibili linguaggi africani, narrano - in un dialogo coinvolgente, che rimbalza nello spazio - di disparità, di mancanza, e sofferenza.

L'acqua di Mimi Farina di Pramaggiore (VE) viene dal mare ed è di sintesi. L'artista nel suo lavoro fonde natura e artificio; usa materiali plastici, derivati dal petrolio, PVC, metacrilato... per creare un mondo che gravita attorno alla casa, all'arredamento, e all'abbigliamento, in bilico, a volte, tra arte e design, nel gran gioco di contaminazioni che caratterizza l'arte attuale. Ha costruito alberi di cellulosa e abiti di sacchetti di plastica e silicone con l'impronta dell'organismo vivente, disponibili alla crescita come "Growing Dress". A Vespolate porta un abito spettacolare di metacrilato e scaglie di vetro di Murano, investito da un'onda marina. E gli spara addosso una sequenza video col mare che da cristallino si fa bituminoso di petrolio - il titolo infatti è "Troubled Water" - richiamando l'attenzione sui disturbi arrecati dall'uomo all'eco-sistema. E l'abito vive questa trasmutazione, scintillando di diversi bagliori, oggetto modificato ad uso di un ragionamento che lo sovrasta e lo proietta in dimensione universale.

Pina Inferrera di Bergamo con "Dafne" insiste anche sulla spettacolarità installativa. Anche lei usa materiali plastici, tecnologici e di recupero indicando la via del riciclo, come utile percorso da praticare in un momento in cui lo smaltimento del trash è divenuto una incombente e drammatica realtà planetario. Ancora una volta s'instaura un parallelo tra natura ed artificio e Pina Inferrera lo ha precedentemente verificato ideando morbide e luminose "crisalidi" e "germinazioni" dove il principio della vita, nella sua trasformabilità, e nel suo potenziale di crescita, animava materiali di per sé innaturali. Per questa mostra propone un abito/albero/fontana, dai cui rami di fibre ottiche gronda l'acqua, evocando paradossalmente con la finzione tecno/industriale, un'atmosfera idilliaca. Lo scontro dunque tra artificio ed evocazione naturale comporta una riconsiderazione della cosiddetta "natura seconda" quella che, per un ironico ragionamento, a partire quanto meno dai tappeti/natura di Piero Gilardi, tende a soverchiare quella vera, parafrasandola con mezzi succedanei.
E l'acqua di Pina Inferrera, al contrario di "Troubled water", richiama piuttosto, la grande poesia di "chiare, fresche, dolci acque"... tingendola d'attualità.

Chris Marshall di Londra ragiona, con il suo lavoro, sullo spazio, come luogo, tempo, memoria, storia, bellezza, morte. II dialogo con lo spazio determina la scelta dei materiali, le dimensioni e la forma dell'intervento che pertanto varia di volta in volta ed ha per lo più carattere installativo, configurandosi sia all'interno come all'esterno e misurandosi spesso con realtà architettoniche. Per AQUA VITA ET MORS ha progettato ex novo un'immagine ingigantita di quella parte dell'occhio dove si trova il sacco lacrimale. II titolo "Well" contiene due opposti significati, intraducibili in italiano con una sola parola. L'una è appunto "lacrimatoio", sede emblematica/pozzo delle emozioni umane; l'altro è appunto "pozzo", ossia raccoglitore d'acqua pura e fresca, fuori quindi da ogni riferimento al corpo umano. Chris Marshall gioca dunque sull'ambivalenza di significato di "Well" che nel contempo include l'umore dei nostro corpo col suo potenziale di sensibilità e un'idea più espansa d'acqua fluente e sorgiva. La sua è una risposta in chiave concettuale, ai riferimenti contenuti nel titolo.

Jane Mulfinger, originaria di Los Angeles, ma residente a Londra, si esprime con ambientazioni ed installazioni. In genere parte dal mondo circostante usando materiali della quotidianità, cui sottrae gli abituali attributi e funzioni per dirottarli in direzioni assurde e paradossali. Anche lei per questa mostra ha ideato un nuovo progetto, un tubo quadrangolare di plexiglas, quindi trasparente, che raggiunge il soffitto, all'interno dei quale ci sono delle piume bianche messe in subbuglio da un ventilatore nascosto, azionato dei passaggio dei pubblico. Come a dire un'acqua turbinante ..."a secco". Acqua di piume che ribadisce il gioco dei traslato di senso; la mobilità e l'umidità dell'acqua si trasferiscono alla falsa mobilità di un materiale, le piume, che, negando le caratterisiche acquose, inducono, al contrario, a sensazioni di calore e protezione.

Angela Pietribiasi di Torino ha pensato all'acqua della luna. Non una mera creazione fantastica, ma un'ipotesi suffragata dalle recenti ricerche di scienziati che, alla fine degli anni '90, hanno individuato l'esistenza di ghiacciai annidati nei crateri più profondi dei nostro satellite. La ricostruzione visiva che ne fa l'artista è fantastica e visionaria, sia nel video che nelle foto d'accompagnamento, divenendo mobile stesura astratta di cromie, riflessi, trame segniche che riportano al precedente percorso pittorico dell'artista costruito su cadenze astratte. L'acqua è un argomento che affascina Angela Pietribiasi da qualche anno. Finora è stata l'acqua dei mare ad ispirarle dei video di intensa concisione e dalla serrata struttura linguistica. L'ipotesi lunare è la novità che l'artista ci regala per questa mostra.

Anche Luisa Raffaelli, pure di Torino, ha legato spesso la sua ricerca alla liquidità dell'acqua come suadente metafora di flusso, di movimento, nel divenire della vita. Anzi un'immagine che fa parte dell'installazione scelta per questa mostra è divenuta il manifesto dell'UNESCO, in collaborazione con l'ACEA, per l'anno internazionale dell'acqua. Secchi colmi d'acqua con immagini femminili galleggianti; il flusso inarrestabile dei processi vitali, il divenire delle cose è associato alla figura femminile, fluida e mutevole, spesso dai lunghi capelli come rivoli d'acqua, in cui si accumulano rimandi letterari e filosofici. I concetti di "instabilità", di "caduta" che attraversano il lavori di Luisa Raffaelli e che ribadiscono il frammentismo disgregante nell'approccio al reale, riconducono ancora al liquido, primigenio elemento, come loro simbolo pertinente. "Riverrun" contiene questo pensiero e nel contempo, con l'acqua e l'immagine imprigionate nei secchi, anche il suo contrario; il pericolo della costrizione con conseguente immobilismo. In fondo il gioco esistenziale è teso tra questi due opposti.

Lo sloveno Dean Verzel si rapporta all'acqua, secondo i suoi obiettivi di fondo che sono vita e morte, sofferenza e catarsi, conoscenza e interrogativo sull'ignoto. Autore di grandi installazioni, e di singolari azioni tese a reimpostare i significati di simboli consacrati dalla storia (come lo scorso anno la croce in fiamme sul litorale istriano che ha suscitato centinaia di interventi e polemiche internazionali ed è approdata alla mostra "Shock&Show") Verzel incontra l'acqua come "natura morta". Tre gigantografie presentano tre diverse forme di ghiaccio - in cui l'acqua si tramuta con l'abbassamento della temperatura - con dentro dei pesci schiacciati dalla morsa del freddo. La tautologia dei contenitori/acquari veri presentati di fronte alle fotografie, con pesci guizzanti di vitalità chiude il cerchio di vita e morte. II contrario di mobilità vitale è qui trasferito nel naturale trapasso dell'acqua in ghiaccio; il medesimo elemento, mutate le condizioni climatiche, da principio di vita si fa strumento di morte. Ma altre significative implicanze si celano dietro il binomio di acqua = vita e ghiaccio = morte. II concetto tutto occidentale di cristallizzare la natura ponendola in un vaso per assistere alla sua morte, il concetto di dominio e stravolgimento della natura per ricavarne energia e potere, decretandone la sua distruzione. Inventando nel contempo quella nuova natura simulata di cui si è parlato prima. In questo modo Verzel illustra ed interpreta la dualità tematica di questa mostra, dell'acqua portatrice di vita e, del pari, dispensatrice di morte.

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