Civiltà contadina: valori e memorie
XVI Edizione 2005
"TERRART - i luoghi e la memoria"
A cura di Gavina Ciusa
VESPOLATE - NOVARA
TERRART I LUOGHI E LA MEMORIA
Gavina Ciusa
L'Associazione IdeaVita di Vespolate si muove tra globalizzazione e localismo tutelando gli antichi valori della civiltà contadina, coltivando passioni intellettuali e un progetto culturale, primo nel territorio, sensibile all'Arte Contemporanea.
L'Associazione è promotrice di
una collettiva annuale itinerante, a tema, giunta nel 2005 alla XVI
edizione con Terrart i luoghi e la memoria. Un excursus tra
identità
originaria e trasformazioni imposte dal tumultuoso
sviluppo delle tecniche espressive, dal clamore dei mass
media, dal mutare degli equilibri politici ed economici.
Le sedi sono
due: Novara, Palazzo del Broletto, segue a Vespolate dove nella cascina
Bertottina, aperta sulla distesa infinita di risaie, si rinnovano
i tempi in cui la funzione sociale dell'arte si fondeva con l'estetica
del realismo, e traeva ispirazione da una vita contadina
coinvolgente l'intera famiglia e la metà della popolazione
nazionale.
Oggi lavora la terra solo l'1/100 della popolazione,
e la fatica si delega quasi per intero a veloci macchinari
che consentono importanti aumenti di profitto.
L'onnipotente tecnologia
che ognuno gestisce solo con se stesso, ha forse cancellato l'intreccio
tra reale e immaginario che vedeva gli dei e le loro corti legati
alle stagioni e ai loro frutti? Come cambia il contato fisico
con la terra non più bagnata dal sudore della fronte?
Il legame affettivo ne risulta affievolito?
Di sicuro no se ancora
siamo qui a discuterne, ad adattarci al domani appoggiandoci alla
memoria. A cercare nella poetica artistica contemporanea l'elemento
cementante della nostra e dell'altrui cultura.
A segnare un percorso espositivo che parla per immagini
della società attuale, di realtà nazionali e internazionali
che finiscono per fondersi e confondersi.
Se nel passato l'iconografia delle città d'arte e delle
campagne finiva per avere medesima forza, oggi
un medesimo sentimento si insinua tra le differenze
geografiche e tra quanti, pur ancorati alla tradizione,
aderiscono al nuovo e alla necessità di attraversarne i codici.
Le opere di undici artisti, differenti per linguaggi
espressivi e accomunate da un forte legame tra forma
e contenuto, parlano della terra in bilico tra scelte
linguistiche e sviluppi simbolici. Gli oggetti ready
made delle installazioni di Tono e Pozzi rinnovano
il ricordo di chi li ha usati.
Massimo Carasi e gli Intrusi
recuperano il sentimento acustico e tattile facendo musica
celati all'interno di una tenda da campeggio, e contestando
l'apparire a contatto con la terra.
Il video Terrains Vagues di Giuliana
Cunéaz affronta
il tema della memoria e dello spaesamento, della
relazione tra identità e moltitudine. Il video Segni
di una città di Pina Inferrera rispecchia l'insularità siciliana
di un paesaggio che parla delle persone esaltandone
assenza e presenza sino a renderle icone e simboli.
La sardità di Gavina Ciusa riannoda il rapporto con
un localismo culturale di respiro europeo, originato da
un'identità complessa, spesso incompresa. La stessa che
spinge Giampaolo Atzeni ad attraversare il mare ansioso
di conoscenza e di cambiamento, avviando
un interminabile, personale Viaggio di Ulisse.
L'allarme ecologico -nascosto da una veste sgargiante in Chicken
Valley di Crash
in Progress e ne l'Aquarium di Enrico Minato- e l'allarme
terrorismo dichiarato dal totem luminoso di Alessandro Lo Monaco,
sono di bruciante attualità.
La speranza è nel linguaggio
innovativo della giovane libano-canadese Marya Kazoun, quest'anno
presente con un evento nell’ambito della Biennale di Venezia,
che in patria ha visto da vicino morte e guerra ma invita
a convivere serenamente con gli intimi tormenti
che divorano.
E nelle grandi bank note filosofico-scientico-concettuali
del giapponese Shuzo Azuchi Gulliver che recano
impresse nella filigrana i componenti del DNA, valore
e origine di tutte le differenze.
Così, tra testimonianze storiche
e/o intimiste, gli artisti si proiettano in un tutto di cui ognuno
si sente parte.
Così nell'arte contemporanea il vagare del
pensiero trova finalmente accoglienza.
